mercoledì 18 settembre 2013

Gertrude Stein tra arte e poesia: "Una rosa, è una rosa, è una rosa"

“Una rosa, è una rosa, è una rosa”.
Un verso che per molti è solo la banale constatazione di quello che è un elemento che può solo essere quello in quanto tale; un verso che per gli estimatori delle belle cose e delle belle persone, raffigura l’essenza di Gertrude Stein, la scrittrice che lo vergò nel 1913 nel suo poema Sacred Emily.

Kathy Bates interpreta Gertrude Stein in Midnight in Paris
Gertrude Stein non è un nome familiare a molti, ma forse tutti ricorderete quella grassoccia donna magistralmente interpretata da un’impeccabile Kathy Bates nel film di Woody Allen, Midnight in Paris, già oggetto dei miei giudizi nella svirgolettata riguardante la critica del film; matrona del salotto che apriva a poeti, scrittori e artisti nella sua Parigi dei primi decenni del Novecento.

Detto ciò, inquadrare la poliedrica figura di Gertrude Stein, potrebbe rivelarsi cosa non così semplice: il genio di un artista (qualunque sia la materia umanistica di riferimento) spesso, ma non sempre, esula per alcuni versi da quella che è la sua biografia o fortuna critica contemporanea alla sua vita.

Infatti, se da un lato la memorabile donna è figura da immortalare nella storia dell’arte contemporanea, dall’altro come scrittrice non fu mai apprezzata e amata a tal punto da diventare un’icona di riferimento. Perché Gertrude Stein, nata ad Allegheny in Pennsylvania nel 1874, fondamentalmente nacque scrittrice e poetessa, se volessimo guardare alle sue ambizioni professionali, per quanto sia riconosciuta dalla critica come talent scout di artisti e scrittori.

Figlia di immigranti tedeschi di origine ebraica, Gertrude visse l’amore per l’arte e la letteratura grazie al contatto, ai confronti ed alle discussioni avuti con due dei suoi quattro fratelli, Leo e Michael, critici d’arte.
Un amore che nacque con la partenza di Leo Stein, grande appassionato dell’arte italiana rinascimentale, a Parigi nel 1902 per tentare una doppia carriera di pittore e di critico e mercante d’arte attraverso la creazione di una sua collezione privata di arte moderna. Fu in questa occasione che Gertrude infatti, interruppe gli studi di psichiatria e psicologia per raggiungere il fratello nel 1903, anno in cui in pieno clima artistico letterario parigino, approcciò alla scrittura.

H Matisse, Donna con cappello, 1905, olio su tela,
Museo Ermitage, San Pietroburgo. 
L’anno a seguire quindi, anche il fratello Michael si trasferì a Parigi con la moglie Sarah, con l’idea di seguire le orme di Leo e intraprendere la carriera di commerciante di arte e antiquariato; un evento questo che sancirà la creazione di un trio eccezionale, attento alle novità del momento sul piano artistico e sensazionalmente intuitivo delle novità più valide che la Parigi del tempo aveva da offrire.

In pochissimo tempo le intuizioni degli Stein iniziano a fruttare denaro e notorietà: questi furono riconosciuti come collezionisti formidabili dell’arte moderna del loro tempo, tanto che il loro salotto artistico letterario all’avanguardia ospitava artisti del calibro di Matisse e Picasso: proprio dal primo, Leo acquisto il dipinto Femme au chapeau, poichè affascinato dai colori sgargianti del cappello di Amelie Matisse, che in realtà non era variopinto ma nero, nonostante il dipinto fosse stato oggetto di riluttanza da parte dei giudici del Salon dove il pittore espose.

P. Picasso, Ritratto di Gertrude Stein, 1906,
olio su tela, Metropolitan Museum, New York. 
Due artisti che, per quanto rivisitatori sotto due aspetti diversi della stessa pittura, quella  di Cézanne, si discostarono così tanto l’uno dall’altro, pur stimandosi, da portare con loro anche una parte degli Stein: Matisse attirò a sé Leo e Michael, Picasso godé della protezione di Gertrude, che ritrasse nel memorabile ritratto proto cubista del 1906.

Un sodalizio, quello tra lei e l’artista, che la spinse a scrivere The Making of americans, opera monumentale profondamente influenzata dalla pittura di Cézanne, uno dei pittori che ella maggiormente amava, e dagli scambi di opinioni proprio con Picasso, che però non ebbe mai il riconoscimento che ella sperava.

Ma l’amore per l’arte e la scrittura non la fermò dall’amare carnalmente e incondizionatamente un suo pari. Nel 1907, Gertrude, che non aveva mai fatto mistero del suo lesbismo, incontrò Alice B. Toklas, ebrea ed americana come lei, che non l’abbandonò più per tutta la vita restante.
Assieme ad Alice, Gertrude quindi plasmò definitivamente il suo salotto, aprendo negli anni a seguire la sua casa ad altri artisti e scrittori del calibro di Matisse, - che mantenne comunque i rapporti con la critica e mecenate – Braque, Pound, Hemingway, Thornton e la coppia più ambita degli anni ruggenti francesi, Zelda e Francis Scott Fitzgerald.

Fotografia di Gertrude Stein. 
Un salotto che la relegò a musa dell’arte; permettendole di salvarsi dall’Olocausto - rimanendo ella nella Francia occupata dai nazisti dopo aver rifiutato di rifugiarsi in Svizzera – e di morire beatamente nel 1946, assistita dalla sua cara Alice, moglie sempre servizievole e amorevole, che non di rado aveva anteposto le sue ambizioni a quelle della più forte, prorompente ed arrivista Gertrude.

Perciò, è alla visione di quanto detto che vi rinviterei a riguardare quel verso di Sacred Emily, “Una rosa, è una rosa, è una rosa”. Probabilmente benché la poetica dell’autrice tende a spiegarlo come la presa visione di quello che quella cosa è in primis, senza fronzoli o simbolismi – la rosa può essere vista come una rosa ma anche come il simbolo della poesia romantica, ma pur sempre una rosa è  a tutti gli effetti – io penso che in fondo la sua ripetitività ben si fonda con la poetica del suo pittore cubista tanto amato, secondo cui, per quanto puoi scomporre ciò che vedi e ricomporlo sotto tutti i punti di vista, quello che apparirà non è che comunque l’oggetto reale. Per cui una rosa, è una rosa, è una rosa.   

4 commenti:

  1. Anche qui c'è un articolo interessante sulle rose: http://www.cavernacosmica.com/simbologia-della-rosa/

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  2. Una rosa è così straordinaria che può essere presa come simbolo di tutte le cose belle e quindi una rosa è una rosa è una rosa.Marianna

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  3. una frase che non ho mai capito

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  4. ho letto con interesse, grazie











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